Considerata una delle più complesse e controverse regole del calcio. Dopo questo mio percorso forse potete immaginare l’insofferenza e la frizzante noia di culo che posso provare quando vedo l’ennesimo stock di catalogo sempre uguale, in plastica, con delle strisce nelle strisce a resa discontinua spacciate per “innovative perché si ispirano allo skyline di Milano“. È a lui, quindi, che ho deciso di dedicare questo primo tributo di (spero) tanti sui miei calciatori preferiti per cercare di raccontare il ragazzo, l’uomo e il giocatore col suo percorso di crescita dai campetti di periferia fino al Borussia Dortmund dove si laureò per la seconda volta campione d’Europa e campione del mondo di club. Un percorso come questo lo posso consigliare a tutti come esperienza interessante (tranquilli, non servono i render, basta un’idea) ma non vi nascondo che sarei anche contento di vedere una maglia dell’Inter carica di personalità -basta davvero poco-, come sarei contento di veder uscire il 9 marzo una bella maglia celebrativa e non solo una patch. Grazie a chi oggi posso indossare le mia maglia? Si tratta senza dubbio del mio calciatore preferito degli anni ’90, quello che più di tutti riuscì a colpirmi del meraviglioso primo ciclo di Lippi e che porto ancora oggi nel cuore.
Poi, quando faceva buio, continuava a giocare nel garage del padre dove poteva palleggiare e passarsi la palla contro il muro fino all’ora di cena (parentesi: lavorava sul controllo di palla e sul calcio al pallone, già da piccolo: intelligenza e concretezza superiori). Questa storia è nata come una esigenza strettamente personale, ormai chiusa: ho la mia maglia appesa in camera e sono soddisfatto, probabilmente ne ordinerò un’altra per mio padre. Fin dagli inizi della mia carriera il mio obiettivo era giocare in Europa e grazie a Dio ora avrò la possibilità di giocare nella Juve”, disse il “Nuovo Cuadrado”, soprannome al tempo affibbiatoli da chi probabilmente non l’aveva mai visto giocare, per descrivere le sue emozioni nel vestire la maglia bianconera. Il riferimento religioso è immancabile, in un terra in cui il cristianesimo accompagna gli adulti sin da bambini, così come il ringraziamento alla propria famiglia: “Come prima cosa devo ringraziare mia mamma Claudia e mia sorella, nonché l’Evingando, che mi ha dato la possibilità di giocare.
Ciò nonostante, dal 30 agosto 1970, è inevitabilmente finita anche nella mappa del calcio internazionale per aver dato i natali a Paulo Manuel Carvalho Sousa, che lì è nato e che lì ha sviluppato la sua passione per questo sport. Dal 1978 anche la classe arbitrale, come le squadre, poté esporre sulle proprie divise il marchio del fornitore tecnico. Cirio) per le partite di campionato e per quelle delle coppe europee; nella stessa annata, in Serie A, anche il Piacenza adottò una similare strategia, approntando un marchio pubblicitario per le partite in casa e un altro per quelle in trasferta. Le prime partite del Venezia furono giocate contro le squadre venete del Padova, del Verona e del Vicenza, nonché contro gli equipaggi delle navi che giungevano al porto di Venezia. L’anno successivo, dopo l’ottimo esordio allo stadio San Siro contro la squadra campione d’Italia del Milan con uno spettacolare 3-3, il Venezia chiude il girone d’andata con soli 11 punti all’attivo. Non è però mai stata una città di calcio non avendo squadre professionistiche da tifare, né uno stadio che possa definirsi tale, shop maglie calcio nè una scuola calcio giovanile particolarmente rinomata. A 5 minuti di auto, nel vicino sobborgo di Repeses, c’era il campo della scuola calcio locale, l’Estadio Montenegro Machado, circondato da mura di pietre bianche a delimitarne il confine con un grande bosco e raggiungibile da una strada ancora oggi asfaltata a fatica.
Scuola e fede prima di tutto; il calcio solo a tempo perso. Ciò che ha reso il nostro movimento meno forte di un tempo è la programmazione sbagliata. Viseu è una piccola cittadina con meno di 100.000 abitanti a metà strada tra l’oceano Atlantico ed il confine spagnolo, situato in quella che un tempo era nota come la provincia di Beira Alta, una zona ricca di castelli, fiumi e immense vallate. Vivevano in un piccolo appartamento (oggi in vendita) lungo corso Madre Rita de Jesus, nel quartiere di Jugueiros, zona sud della città. Un regime stilistico avvilente, una formattazione angosciante, oggi comprare un maglia è come entrare all’Ikea, che tu sia a San Giuliano Milanese o nel Borneo è tutto uguale, cambia solo lo stemma. La maglia è un percorso, una catarsi, una viaggio per Namek del tutto personale, magliette calcio personalizzate ognuno di noi è una maglia e ognuno di noi se la può creare. Il bello di questo luogo è che tu sei al centro, la maglia gravita sulla tua passione. Grazie a questo luogo e grazie a Paolo ho cambiato radicalmente il modo di intendere e concepire una maglia di calcio. Dinnanzi a tale rovescio il patron Pasquali lascia la società: gli subentra Paolo Grigolo, già presidente del San Martino Buonalbergo.